Marted́ 21 Novembre 2017   
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Dopo il X Congresso Nazionale, svoltosi a Palermo il 31 maggio 1998, quali sono le linee programmatiche che i Gruppi Ricerca Ecologica intendono perseguire nelI'immediato futuro?
II VI Congresso Nazionale, rinnovando la classe dirigente dei GRE e modificando lo Statuto, ha ribadito le motivazioni, alla base di un'integrale azione ambientalista che ci differenzia da altre associazioni: la riaffermazione della preminenza dello spirito sulla materia, dell'essere sull'avere, della cultura sull'economia, della dignità umana sulla macchina, mirando ad una concezione tradizionale della vita e del mondo che sappia reintegrare l'Uomo ad un rapporto organico con la natura; la difesa del cittadino dall'inquinamento mentale e dagli ingannevoli orientamenti -sui costumi e sui consumi - a cui è sottoposto attraverso una distorta trasformazione pubblicitaria, didattica e culturale, le quali rappresentano, per larga parte, una delle primarie cause dei fenomeni di degrado ambientale.
Ma anche la promozione del volontariato e dell'occupazione nel settore ambientale (forestazione, gestione di oasi e di riserve, alimentazione, agricoltura).

Voi avete adoperato spesso la definizione "ambientalismo alternativo". Cosa intendete con precisione?
Il nostro è stato - ed è - un "ambientalismo alternativo" perché i GRE nascono nel 1978 in un'area politica cosiddetta di "destra", dunque lontana dai canali del grande business ambientale. I GRE, poi, si riferiscono, e si sono riferiti, ad una concezione sacra della vita, secondo la quale l'ambiente è una manifestazione del Sacro. Ci richiamiamo, perciò, ai valori spirituali dell'uomo e condividiamo la critica alla civiltà moderna, avanzata già fin dagli anni Trenta, da grandi intellettuali e pensatori come René Guénon, Julius Evola ed Oswald Spengler. I GRE, perciò, puntano decisamente a costruire un "ambientalismo dei valori".

Dunque,"ambientalismo dei valori, ma in che senso?
L'azione dei GRE, basata sul volontariato e radicata nella realtà, nelle esigenze della "gente", della "comunità", si sostanzia in una nuova politica dell'ambiente, e per l'ambiente, che predilige i valori. I valori della Tradizione, della Vita. Della Persona, oggi tanto mortificata ed annichilita da sperimentazioni criminali in nome di un malinteso senso del progresso. E di una distorta visione del mondo. Non bastardi, alambiccati esperimenti e soluzioni sulla pelle di un... animale che rischia l'estinzione e che abbiamo il compito di proteggere: l'uomo. proprio l'uomo! Costruiamo allora una società organica basata sul rapporto organico tra Uomo e Natura, tra Uomo ed Uomo.

Un giudizio sull'uomo contemporaneo.
L'uomo contemporaneo, immerso nel materialismo e tutto teso ad un'inarrestabile marcia industrialista, è il responsabile delI'ecocatastrofe, caratterizzata dalla presenza di piogge e nevi acide, dal gravissimo e preoccupante inquinamento marino, dalla progressiva riduzione dello strato di ozono dell'atmosfera terrestre o dell'aria irrespirabile di vaste e numerose regioni industrializzate. Ciò costituisce una chiara dimostrazione di quanto ho detto in precedenza, cioè della frattura tra l'uomo ed il Sacro. E la civiltà moderna, non adattandosi a noi è stata costruita senza conoscenza della vera natura, è stata voluta dai capricci delle scoperte scientifiche, dagli appetiti degli uomini, dai loro desideri. Ha sostituito il mondo tradizionale, che fu gerarchico: "in un senso sacro", per dirla con Julius Evola, "sulla base della realtà metafisica posta come principio, centro e scopo dell'esistenza, come stato supremo dell'essere, come stato di verità". Ha causato il completo distacco tra l'uomo e Dio, la fine del rapporto tra il mondo umano e il non umano, la concentrazione di ogni possibilità in uno solo di essi, quello dell'uomo e ha sostituito al sopramondo "fantasmi efffimeri e momentanei, fatturati con torbide esalazioni della natura mortale". Ora l'avere considerato, e il considerare, la natura come un meccanismo smisurato, senza un'effettiva e unitaria vita, costituita da elementi disparati e non armonizzabili tra loro e, una volta alterati e deteriorati, sostituibili, è deleterio.

Ma allora, secondo i Gruppi Ricerca Ecologica, in che modo bisogna operare?
Occorre un'ecologia radicale, partendo inizialmente da una vera e propria ecologia della mente, che deve essere liberata dalle tante sostanze venefiche. Conseguentemente si deve sottolineare che non esiste una concezione alternativa della natura. La natura può rivelarsi come sacralità cosmica: anticamente essa veniva considerata come un simbolo o, se si preferisce, un insieme di simboli, che riportavano ad una precisa realtà trascendente. L'uomo era pienamente cosciente del sacro, perché esso si manifesta, si mostra come qualcosa di completamente diverso dal profano. E per evidenziare il manifestarsi del sacro, Mircea Eliade propone il termine di ierofania, cioè qualcosa di sacro che ci si mostra. La storia religiosa è ricca di ierofanie, cioè di manifestazioni di realtà sacre. Ora dalla più elementare ierofania -una pietra o un albero - a quella suprema, l'incarnazione per i Cristiani di Dio in Gesù Cristo,"non vi è soluzione di continuità". Il Creato è, dunque, "oggettivazione" del "Soggetto divino", è la manifestazione divina per antonomasia. Anche l'uomo è una epifania divina, non però nella sua"accidentalità e nel decadimento, ma nel suo teomorfismo e nella perfezione primordiale e principale". Il mondo profano, totalmente profano, dunque, I'universo del tutto desacralizzato è una recente scoperta dell'uomo. E l'uomo di oggi, in particolare l'occidentale, - uomo non religioso, la cui esperienza è totalmente caratterizzata dalla desacralizzazione non accetta il fatto che il sacro possa manifestarsi negli alberi e nelle pietre, non comprendendo che la pietra considerata sacra o l'albero sacro non sono adorati in quanto tali, ma perché costituiscono delle vere e proprie ierofanie, perché "mostrano qualcosa che non è più né pietra, né albero". Ora armonizzarsi con la natura significa armonizzazione con il trascendente.

In pratica, un po'come aveva predicato ed operato San Francesco d'Assisi.
Certamente. Su tale linea Francesco d'Assisi fu intimamente pervaso da uno spirito e da un senso profondamente ecologico: accettò, rispettò e sublimò misticamente la natura e tutti i valori naturali. Nella natura e nei suoi valori vedeva precise manifestazioni degli attributi divini e delle disposizioni della Provvidenza. Rigoroso osservante della visione trascendente del mondo visibile, subordinò l'ordine materiale a quello spirituale, operando "una trasposizione dell'ecologia dal piano cosmico a quello antropologico nelle sue varie articolazioni". Nell'opera francescana termine "ecologia" assume, difatti, un significato vasto coincidendo in pratica con l'idea di un ordine nuovo, rinnovato tra gli uomini, il Creatore e le creature.

Dunque, il suo insegnamento resta attuale ancora oggi.
Nell'esempio di Francesco d'Assisi e della sua "povertà" possiamo indubbiamente cogliere un riferimento essenziale dell'attuale tematica ecologica; al di là del piano strettamente tecnico-scientifico naturalistico la causa dei gravi squilibri planetari è insita nell'aggressività, nella rapacità umana e nell'inquinamento dell'anima. L'uomo deve perciò scrutare la natura con occhi diversi, deve spontaneamente, non forzatamente, rispettarla, dopo essersi liberato, altresì, dalle pastoie progressiste ed antitradizionali e dall'accostamento tipicamente sentimentale, cioè dal cosiddetto "sentimento della natura", inteso come un "pathos lirico-soggettivo destato nella sentimentalità del singolo dallo spettacolo delle cose", ponendo le basi della riconciliazione con Dio.

Nell'ambito del Vi Congresso Nazionale è stato conferito il Premio "Gaia" a personalità della cultura e delI'ambiente. Quali sono le motivazioni del Premio e perché questa denominazione?
Denominare un premio "Gaia" - che è stato il titolo di una nostra storica rivista, che si avvalse, sul finire degli anni '80, anche della collaborazione, tra gli altri, di Alessandro Di Pietro, nostro capo storico, Leonardo Nodari, Angelo Masulli, Silvio Geria, Salvatore Sottile, Carlo Adorni, Piero Longo, Maria Grazia Cataldi, Beppino Benedetti, Marco Valentini, Umberto Copani, Armando Danese, Eugenio Torre, Giorgio Lucarelli, Delia Arduini, Arnaldo Liberti, Gabriella Gentile, Paolo Abete, Gianni Asti, Bartolo Barbieri, Mario Castelli, Giovanni Casella, Myriam Morioni, Pietro Semeraro, Giuseppe Guzzardi, Emilio Passaniti, Alberto Venza, Gaspare Serra, Luigi Fino,Tommaso Guardi, Domenico Incardona, Giuseppe Maestri, Nuccio Carrara, Riccardo Alessandro Di Maio, Filippo Petrone, Riccardo Andriani, Giorgio Capone, Alessandro Ciocchi, Claudio Gagliardini, Fabrizio Pazzaglia, Olimpia Rodolfo, Rodolfo Valori, Costantino Montemitro, Laura Petrelli, Giorgio Capone, Giuseppe Maestri, Antonella Rimondi, Mario Scaramella, Marco Valentini, Piero Flaccavento, i magistrati Claudio Gualtieri ed Amedeo Postiglione è stata una scelta voluta nel solco della tradizione e per sottolineare la continuità con il nostro recente passato.
"Gaia" per i Greci era il nome della terra; per i GRE l'elemento di novità e di gaiezza per rigenerare i valori di solidarietà, comunità e festa; il momento di sintesi e di analisi per la nostra azione in favore della qualità della vita e dell'ambiente". Perciò in questa prospettiva abbiamo creato un Premio che, appunto, quest'anno è stato conferito a Teresa Rizzacasa, scrittrice, animalista, conduttrice di grandi battaglie a difesa degli animali; Ludovico Gippetto, imprenditore culturale, organizzatore dei "Campi Arte" di Santa Flavia, Terrasini e Comiso, presidente dell'Associazione artistico - culturale "Extroart"; Gaetano Compagno, pittore e delicato acquerellista (significativi i suoi dipinti che rappresentano tutte le cinquecentesche "torri di avviso" del Palermitano"); Giuseppe Bagnasco poeta e presidente dell'Associazione culturale "Giacomo Giardina" di Bagheria; Carlo Puleo, pittore e scultore bagherese, Angelo Restivo, fotografo, autore de "L'occhio e la parola. La Bagheria di Dacia Maraini" e della plaquette sul "satiro danzante" di Mazara del Vallo; Francesco Carbone, critico d'arte e fondatore di Godranopoli; Valeria Augugliaro, poetessa; Domenico Carnevale, direttore ed editore della prestigiosa rivista "Ambiente Duemila"; Alberto Samonà, giornalista; Venera Carini, pittrice; Bruno Zava, naturalista. Un premio speciale è stato inoltre conferito, nell'ambito della Rassegna Internazionale di Ustica, alla Provincia Regionale di Palermo.

Ci potrebbe delineare sinteticamente una "storia" dei GRE?
Siamo nati nel 1978. Siamo accorsi a Seveso dopo il dramma della diossina; abbiamo partecipato attivamente -anzi ne siamo stati i promotori - a Venezia al referendum popolare per la suddivisione dei due comuni (Porto Marghera -zona industriale, Venezia -bene culturale). Abbiamo perso, perché l'intera coalizione di governo comunale e provinciale ci ha contrastato notevolmente e con tutti i mezzi, ma, insieme agli amici di "Venezia nostra" siamo riusciti ad ottenere un significativo, brillantissimo successo, raggiungendo addirittura il 47% dei consensi dei cittadini veneziani. E poi, ancora, possiamo ricordare le nostre battaglie nel comprensorio del cuoio, dove la diffusione della patologia cancerogena era talmente estesa che il tasso di mortalità media era di 33 anni. E cosi, i nostri impegni - anche di natura giudiziaria - per il disinquinamento del Tevere, il nostro accorrere tra i terremotati del Sud soprattutto nelle drammaticissima vicenda del terremoto che ha sconvolto, anni addietro, la Campania. Nel quadro sintetico, nell'album delle foto della nostra storia, è importante citare i nostri blitz contro le navi della Montedison che scaricavano a Scarlino i fanghi rossi e che hanno contribuito, poi, a determinare, negli anni successivi, l'eutrofizzazione dell'Adriatico.
Nell'81-82 con circa tredici navi attuammo la circumnavigazione dell'Italia. Per circa 40 giorni, partendo da Sanremo fino ad arrivare a Lignano Sabbiadoro e denunciando - attraverso tutta una serie di conferenze stampa e sintonizzandoci via via con le varie radio locali della costa - gli scarichi abusivi a mare, mettendo anche sotto accusa sindaci e presidenti USL. La nostra battaglia ecologica è stata, infatti, caratterizzata dai numerosissimi riconoscimenti di parte civile nei processi contro gli inquinatori.
Il 14 maggio 1984, con il patrocinio del Ministero per l'ecologia, a Roma viene organizzata una serata contro la"vivisezione" con la partecipazione di Pippo Baudo, Lea Massari, Anna Proclemer, Pino Caruso, Donatella Milani, Claudio Simonetti, Leo Gullotta, Michele Zarillo, Ivano Calcagni, Enzo Cerusico, Luciano Rossi, Rodolfo Banchelli, Lilla Costonelli, la banda musicale dei Vigili Urbani di Roma, Gancario Santonocito, Livi Gioi, personaggi dello sport come Guarducci, Bona, Rinaldi, Poni i giornalisti Raiola, Gianfranceschi, Giovannini. L'iniziativa si svolse a coronamento di una lunga serie di manifestazioni contro le pratiche vivisezionistiche, in collaborazione con le associazioni protezionistiche ENPA, ONDA, LAI, Lega Difesa del Cane. Nel corso del 1985 ci furono i significativi riconoscimenti in Sicilia ad opera della Regione Siciliana; il notevole convegno sulla "Tutela dell'Ambiente e Parco delle Madonie" (Isnello 20-21 -22 settembre 1985), preparato meticolosamente da Tullio Testa, allora componente della Segreteria Regionale dei GRE, e presieduto da uno dei più capaci e responsabili dirigenti delI'Associazione, Alfredo La Grua, precursore dell'istituzione del Parco delle Madonie. Il convegno, al quale parteciparono aicuni tra i più validi esponenti politici siciliani, al cui nome sono state legate iniziative legislative di ampio spessore in tema di ambiente e cultura, come i deputati regionali Giuseppe Tricoli e Dino Grammatico, suscitò uno straordinario interesse e costitui un contributo serio, aperto, responsabile offerto agli "addetti ai lavori" perché il discorso sui beni ambientali e sugli strumenti idonei alla loro conservazione e valorizzazione. restasse ancorato a quell'Umanesimo della natura", a quella carica di spiritualità e di eticità che concorrono ad esaltare il rapporto uomo-ambiente non trascurando le esigenze scientifiche, ma non sacrificando neanche quelle sociali ed economiche. Nel 1986 la campagna nazionale contro le bottiglie di plastica e l'adesione alla campagna referendaria contro la caccia, il riconoscimento del Ministero dell'Ambiente. Il III Congresso Nazionale, celebrato, nel marzo 1987, a Milazzo - al quale parteciparono attivamente, Francesco Storace, allora giornalista, inviato del "Secolo d'Italia", ed il compianto Beppe Alfano, militante dei GRE, trucidato barbaramente dalla mafia - è stato il momento politico di grande spinta operativa e di ampia latitudine propositiva dei GRE. Questa assise concretizzò definitivamente la rappresentatività nazionale dell'Associazione e ne sanci la sua opportuna collocazione ai vertici del movimento ambientalista italiano. È il momento dell'impegno, nel novembre 1987, per il "Si" contro il nucleare. Nacquero nel 1987 "Ambiente e politica" -agenzia mensile di informazione dei GRE "sulla politica ambientale, sull'associazionismo e sulla cronaca ambientale nazionale ed internazionale" alla quale collaborarono anche Imeria Centinato, Daniela Piazza, Mario Teseo, Fabrizio Pazzaglia - e, nel 1988, "Gaia", dopo il successo di "Dimensione Ambiente' uscita sino al 1986, creativo laboratorio, al quale diede un contributo determinante l'etologo Rutilio Sermonti, già Presidente Nazionale dei GRE, autore dello splendido "Noi e loro. Storia di uomini e di animali" e, con, Alessandro Di Pietro, de "Il Prezzo della salvezza" (ed. GRE, Roma 1983). C'erano stati prima una miriade di"bollettini", periodici, come "Onda verde" di Genova - che si avvalse della direzione e collaborazione di Riccardo Fucile, Giovanna Riccobaldi, Fabio Pellegrino, Silvano Fuso, Andrea Rivedo, Claudio Cattani, Mario Bozzi Sentieri, Bianca Costa, Carlo Giribaldi, Luigi Mattiato; "Linea Ecologia' mensile di "politica e cultura ambientale", con la collaborazione, tra gli altri, di Remo Gore, Anna Rita Di Castri Attilio Bechelli Ed inizia la fase della grande progettualità: il "Progetto Arcobaleno", valutazione dell'acidità delle precipitazioni metereologiche - la prima rete nazionale di monitoraggio delle piogge acide - con la collaborazione del Prof. Arnaldo Liberti, direttore dell'lstituto di Inquinamento Atmosferico del CNR; il "Progetto Città verde. Un milione di alberi per mille città", indagine conoscitiva ed analisi particolareggiata dello stato e della consistenza del verde urbano in mille comuni italiani e la messa a dimora di un milione di alberi nell'ambito dei rispettivi Piani regolatori (1988-1989). L'11 ed il 12 maggio 1989 - mi riferisco soltanto ai "momenti" salienti della nostra azione - si svolse a Roma un convegno su "Le piogge acide in Italia' con la partecipazione, tra gli altri, dei docenti universitari Romano Cellini (Firenze), Francesco Corbetta (L'Aquila), Arnaldo Liberti (Roma), Reynold Pape (Gotemborg) e dei magistrati Paolo Maddalena, Claudio Gualtieri ed Angelo Sodo. Dall'8 al 16 maggio 1990 una delegazione dei GRE partecipò alla conferenza europea su "Ambiente e sviluppo" a Bergen, in Norvegia, facendo ufficialmente parte della delegazione italiana, guidata dalI'on. Giorgio Ruffolo, Ministro dell'Ambiente, e vi presentò un documento. In quell'occasione Alessandro Di Pietro sottopose all'attenzione dei responsabili dei Governi della Commissione Economica Europea e ai rappresentanti delle associazioni ambientalistiche europee invitate, il documento politico elaborato dai GRE, nel quale si ribadiva l'urgenza di dare rapida attuazione alle"raccomandazioni" presenti nel rapporto Brundtiand, nonché la necessità di restituire alla Politica il primato sull'Economia. Durante la manifestazione la redazione di "Gaia" intervistò Gro Harlem Bruntiand, Presidentessa della Commissione mondiale per lo sviluppo e l'ambiente, e Lester Brown, direttore del prestigioso WoridWatch Institute. Poi il travolgente successo del progetto "Lattina Trophy", raccolta itinerante di lattine in alluminio, dei primi anni Novanta, e il "Risparmia Energia". Il IV Congresso Nazionale, svoltosi a Roma il 16, 17 e 18 febbraio 1991, con la presenza di centinaia di delegati, di decine di autorevoli ospiti del mondo scientifico, politico e giornalistico. Protagonista indiscusso, momento centrale del dibattito e strumento di azione politica risultò lo slogan ed il titolo dei Congresso:"Il girino, la rana ed il principe. Strategie di speranza". Non certo un'immagine ed un tema congressuale, come sostenne Alessandro Di Pietro,"riduttivi o favolistici, ma una precisa, meditata e poliedrica strategia che non soltanto ha voluto allegoricamente significare la positiva metamorfosi dei GRE, passati in poco più di un decennio, dalla fase di girino, a quella di rana, fino a quella di principe dell'ambientalismo alternativo ma, in particolare, ha voluto sottolineare uno dei più gravi e meno noti fenomeni di degrado ambientale che si sta verificando sul nostro pianeta: la progressiva estinzione delle rane, dei rospi e dei batraci in generale". Ed il Congresso assunse la rana come simbolo dei GRE, lanciando, per l'occasione ufficialmente la campagna per il "Fondo nazionale per la protezione della rana". L'assise proclamò come presidenti onorari il giornalista della RAI Augusto Giordano, lo scienziato Arnaldo Libero e Vincenzo Muccioli, alfiere della lotta contro la droga e fondatore della Comunità di San Patrignano. Il IV Congresso-Roma 13, 14 e 15 dicembre 1992 fu animato soprattutto da un ampio dibattito, caratterizzato da tesi differenti e da molteplici modelli di autonomie locali.

Quale posizione assumono i GRE, ai quale in Sicilia stanno per essere affidate in gestione due riserve naturali - Grotta Molara e Grotta dei Puntali - nei riguardi dei parchi e delle riserve?
Intendiamo un parco come mezzo di strumento e di protezione degli interessi pubblici e la sua realizzazione modifica e deve modificare situazioni consolidate all'interno, che passano e che inesorabilmente devono passare attraverso il travaglio di opinioni anche opposte, rispettabilissime tutte, che alla fine devono trovare un punto di convergenza nella verificata persuasione che un parco, se concepito in modo dinamico, aperto e moderno, assolve alla funzione di ripristino e di conservazione delle risorse ambientali, non mortificando assolutamente le attività economiche preesistenti, ma regolamentandole per renderle maggiormente compatibili e produttive con e per le esigenze dei parco, conferendo ad esse maggiore impulso e dinamiche prospettive per avviare quel processo di "fruizione differenziata" delle risorse ambientali e culturali, che sono ben lungi dalla mummificazione e dalla cappa di vetro delle aree interessate. Per cui "un uso umano" del Parco, inteso come area composta di ambienti naturali (di boschi, di fauna, di flora, di acqua), "un insieme" con cospicue qualità naturalistiche e paesaggistiche, con valori storici e sociali che formano e devono formare una coerente ed armonica totalità; ecco gli usi umani del parco!

Può illustrare più dettagliatamente la vostra politica per i parchi?
La conservazione della natura e delle sue risorse deve avere fondamentali momenti di operatività naturalistica e culturale e questi possono essere: conservare per conservare, conservare per i visitatori e l'educazione ambientale, conservare per la ricerca scientifica ecologica. Pensiamo al primo momento: esistono specie ed ecosistemi gravemente minacciati o in via di estinzione; ora, ogni specie ha il suo posto nel mantenimento di quegli equilibri naturali che stanno alla base della qualità dell'ambiente e della vita. Conservare intatto il patrimonio genetico che abbiamo ricevuto e consegnarlo non danneggiato alle future generazioni è un fatto che assicura la permanenza della diversità biologica e, dunque, in larga parte della stabilità ambientale; la possibilità di degradazione biologica dei rifiuti organici; la regolazione naturale delle varie specie di piante, di animali e anche di diverse popolazioni microbiche molto importanti. È chiaro che la conservazione delle risorse naturali non è una mummificazione della natura, ma diventa un laboratorio di progettualità ecologica. Quando i primi movimenti di conservazione si muovevano su questi argomenti, affiorava perentoria l'esigenza tour court di dire "basta, mettiamo il confine, i paletti, il filo spinato, il cartello del divieto!". Si sta già modificando questo primo atteggiamento delle associazioni naturalistiche e protezionistiche, si va responsabilmente modificando, accettando appunto queste nostre tesi di un uso umano e dinamico di un parco.

E per le cosiddette riserve naturali integrali?
Il problema naturalmente va visto da altre angolazioni, perché ci si trova di fronte ad una problematica diversa. In questa prospettiva abbiamo perciò ritenuto necessario - e lo riteniamo ancora più di prima - affidare la direzione della Riserva Naturale integrale "Grotta dei Puntali", dove alberga la più vasta colonia di chirotteri della Sicilia Occidentale, ad un professionista serio, capace, rigoroso come il naturalista siciliano Bruno Zava.

Per quanto attiene, invece, all'educazione ambientale del Parco?
Bisogna educare al parco ed educare attraverso il parco. Vi è, dunque, un'educazione al parco: sia gli abitanti del parco stesso o delle aree viciniori, sia i fruitori di un parco devono essere convinti che i motivi di fondo della costituzione di un parco e soprattutto dell'alto valore sociale della conservazione delle risorse naturali e delle risorse biciogiche interessa anche loro.

L'iter dell'affidamento delle riserve naturali è stato tormentato e costellato di polemiche, con qualche nota giomalistica, come dire, "poco intonata" Come mai?
Si, è proprio cosi! Siamo intervenuti ripetutamente sulla questione, anche con i rappresentanti di altre associazioni. Angelo Di Marca, della Lega Ambiente, ad esempio, nel luglio 1993, su "Assemblea" affermò con decisione che: "Nel giugno'91 è stato approvato, dopo una grande mobilitazione delle associazioni ambientalistiche, un piano che prevede l'istituzione di 79 nuove riserve naturali e, tra queste, aree uniche e di rilevante interesse ambientale. Nonostante siano tutelate da norme di legge rigorosissime, in questi due anni si èassistito incredibilmente alla realizzazione di opere pubbliche in palese contrasto con le finalità delle future riserve e addirittura lo stesso Assessorato regionale al Territorio e Ambiente ha erogato finanziamenti e rilasciato autorizzazioni per tali opere" e che "Gli assessori di turno hanno sempre accompagnato l'annuncio della sempre imminente attuazione del piano delle riserve con l'enfatizzazione del sempre prossimo affidamento della gestione di qualche riserva ad alcune associazioni naturalistiche". Per quanto ci riguarda, e perveniamo alle note, come dire... stonate: un anonimo F.F., sempre sulla citata "Assemblea" (aprile maggio 1995) ebbe l'impudenza di scrivere "Ma anche in fase di assegnazione definitiva non sono mancati i colpi di scena. Il gruppo delle nuove riserve sino a poco tempo fa era più lungo e comprendeva altre due grotte della provincia di Palermo, quella dei Puntali e di Molara e l'affidamento di Monte Pellegrino. Le prime dovevano essere affidate ai GRE, i gruppi di ricerca ecologica vicini al AN. Ma nelle riunioni convocate per la firma delle convezioni non si è presentato in assessorato nessun rappresentante. Un'assenza che è stata interpretata come un rifiuto. Il perché ancora non si conosce. Si sussurrano tanti motivi (su una grotta è stata costruita una villa abusiva di un personaggio importante) che avrebbe potuto casì ritardarne l'affidamento, ma nessuna spiegazione ufficiale". Ma i GRE stanno per avere in affidamento le due riserve, non hanno mai rinunciato e, soprattutto, non hanno avuto, non hanno e non avranno mai a che fare con "personaggi importanti" che costruiscono ville abusive su grotte. Si presume che il giornalista F.F. conoscesse le generalità del "personaggio importante" è una chiave di lettura, che indubbiamente getterebbe discredito sui GRE e sui suoi dirigenti. Per quanto poi riguarda l'accostamento ad AN, questo è puramente gratuito, poiché i GRE, pur rispettando, in base ai principi di libertà e di vera democrazia, tale movimento politico, devono, per correttezza, evidenziare di non essere una filiazione del partito di Gianfranco Fini. Evidentemente in certa latitudine, disinformare, per non dire altro, è d'obbligo perché, anche a distanza di tempo, in base al "sacrosanto" principio del "calunniate, calunniate, qualcosa resterà!", qualcuno vi resta intrappolato ed impigliato: è successo, anche al giornalista del "Giornale di Sicilia" Fabrizio Carrera, che sulle colonne del suo giornale, il 18 giugno 1995 afferma, i gruppi di ricerca ecologica, a cui la Regione aveva affidato la gestione di due grotte, la "Molara" e quella dei "Puntali", ad esempio, non si sono presentati all'atto della stipula delle convenzioni e all'assessorato all'Ambiente l'assenza è stata interpretata come un rifiuto".

In un documento storico dei GRE si sostiene che una totale dipendenza dal consumo, una enorme diseguaglianza sociale, la profonda crisi di valori ed una povertà sostanziale costituiscano le coordinate esistenziali delI'uomo contemporaneo. A questo si deve aggiungere uno smisurato sviluppo, ai limiti dello spreco, non omogeneo, ma confuso, non programmato in maniera razionale e certamente non a "misura d'uomo". Poi bisogna ben considerare il terrore del futuro, il panico per un'apocalisse civile e militare, da fuga radioattiva o da bomba nucleare. Per affrontare e risolvere i problemi di una società in crisi, quali possono essere le scelte politiche?
Anzitutto bisogna pensare ad una lotta per la "qualità" e non per la "quantità" e bisogna predisporre nuovi modelli di produzione e nuovi modelli comportamentali. Ma nella ricomposizione del rapporto armonico tra l'uomo e la natura consiste il superamento del modello negativo della società neocapitalista o, se si preferisce, postneocapitalista. Tutto deve essere commisurato, perciò, all'uomo e la stessa tecnologia "deve essere anche dimensionata ad un dolce impatto sugli ecosistemi". L'uomo contemporaneo ha di fronte uno scenario preoccupante: una civiltà industriale il cui cammino è sul punto di giungere ad una svolta, a quel limite, oltre il quale, a meno di ripensamenti, vi sono soltanto la dissoluzione e la nevrosi. Per affrontare questa società in crisi - e non semplicemente una crisi della società -occorrono decise prese di posizione. Soprattutto si impone di restituire l'uomo alla sua dimensione ambientale. Solo un uomo libero può cercare un ambiente sano, mutuando quel rispetto che apparteneva alle grandi civiltà del passato e può comprendere che tutta la vita va regolata all'interno degli armonici cicli naturali che si dipanano secondo ritmi biologicamente integri. Mentre la logica della civiltà contemporanea è basata su un archetipo di uomo continuamente ed eccessivamente leso nelle sue facoltà intellettive, stordito ed eterodiretto da una informazione che crea in lui quei falsi bisogni da cui la nostra vita quotidiana è condizionata. È un ciclo chiuso, in cui ogni elemento trova immediata giustificazione nell'elemento ad esso contiguo: la produzione nel consumo, il consumo nella persuasione, la persuasione nel bisogno, il bisogno nel consumo, quest'ultimo ancora nella produzione e cosi di seguito. Bisogna basarsi, invece, su una nuova consapevolezza fondata sull'armonia fra comunità, libertà e tradizione. In questa prospettiva, e con riferimento al "caso Italia", è necessario promuovere una vasta azione di educazione ambientale e di civismo ecologico, assecondando quella domanda sociale di natura che emerge ad ogni livello. I partiti, il governo, il Ministero dell'Ambiente devono impegnarsi per una legislazione rigorosa a tutela della natura, voltando decisamente pagina. In Italia, infatti, a causa del frazionamento delle competenze, dell'assenza di pianificazione, di prevenzione si è lasciato via libera ai predatori ed ai saccheggiatori. Si impone, quindi, non solo di riscrivere molti dei piani regolatori per aumentare la superficie del territorio da proteggere e da recuperare, ma anche avviare una concreta ed intelligente azione di prevenzione, che non può certo essere esercitata dallo Stato del condono e dei rinvii ad oltranza delle leggi ambientali. Il territorio italiano è e deve essere patrimonio di tutti e pochi non possono usarlo a proprio piacimento. Va punita la visione privatistica del territorio, introducendo il concetto di ampio risarcimento del danno causato e soprattutto del ripristino delle condizioni iniziali.

Qual'è la posizione dei GRE sul problema degli incendi e della difesa del suolo?
La recente conferenza nazionale di Erice sul tema dell "'Ambiente in... cattivo Stato" (31 agosto- I settembre) e quella di San Martino delle Scale -Monreale su "Rimboschimenti e dipesa del suolo" (28 novembre 1998), da noi organizzate, sono state incentrate soprattutto su tali temi. Gli interventi puntuali sulI'argomento hanno dimostrato che la tutela del patrimonio boschivo dagli attacchi di piromani e speculatori è venuta meno e lo evidenziano chiaramente sia la"stagione di fuoco del 1998" - un continuo quotidiano bollettino estivo di guerra - che quella dell'anno precedente, con 62 mila ettari di bosco bruciati e con oltre 200 miliardi di danno. Michelangelo Ingrassia, esperto forestale e dirigente dei GRE, intervenendo, nel corso delle conferenze, ha efficacemente sostenuto che discipline quali"Protezione dagli incendi boschivi" o "Difesa e conservazione del suolo" sono insegnamenti fondamentaii solo in pochissime sedi di corsi di laurea forestali, il che presuppone anche un ritardo culturale confermato dalla totale disattenzione - non solo politica _ verso i disastrosi effetti degli incendi sul territorio in rapporto alla difesa del suolo: effetti che fanno notizia solo a tragedia avvenuta, ed un drammatico esempio ècostituito dai fatti della Valtellina, del 1987 o da quelli di Sarno del 1998. I GRE hanno indicato, e continueranno a farlo, poche indispensabili, elementari operazioni sul fronte antincendi:
- ridurre al minimo il personale a tempo determinato, ampliare al massimo quello a tempo indeterminato;
- ampliare la durata del servizio dal 1° maggio al 31 ottobre;
- rafforzare i mezzi a terra: più squadre, più autobotti, più torrette in modo da garantire una maggiore copertura del territorio e da affrontare meglio situazioni d'emergenza climatica.
È mera illusione la costituzione di una flotta aerea per ridurre al minimo gli effetti disastrosi degli incendi, che vengono spenti a terra, prontamente aggrediti; e quanto più il bosco è pulito, tanto più facile è avere ragione delle fiamme. L'intervento anzi si rende necessario solo in casi particolari come quelli rappresentati da zone orograficamente penalizzanti per l'uomo ed i suoi arnesi, e comunque anche, in questo caso, ènecessaria una forte presenza a terra che prevenga e bonifichi laddove sta intervenendo l'aereo e nelle zone immediatamente limitrofe.

Quali sono, invece, le vostre idee nel campo delle fonti energetiche?

I GRE, nel 1987, hanno proposto un Progetto energetico alternativo, che prospettò i lineamenti politici, tecnici e sociali per cambiare la latitudine dell'intervento pubblico in materia energetica al fine di risolvere, nel medio termine e in prospettiva, la grave situazione esogena del nostro patrimonio energetico. Tale "progetto" è sostanzialmente ancora attuale. La proposta più originale consiste nel "risparmio", nell'uso razionale delle risorse rinnovabili e pulite disponibili con le quali, unitamente al gas naturale e ad un uso condizionato e controllato del carbone e del petrolio, si concretizza lo scenario a ventaglio della strategia energetica dell'immediato futuro. Per realizzare questo obiettivo non si tratta solo di attuare una politica contro gli sprechi, anche se da questo si deve partire, ma di un nuovo modo di concepire la stessa politica di sviluppo. È urgente l'avvio di una programmazione e di una gestione del territorio in cui la variabile energetica giochi un ruolo primario come bene collettivo di servizio. Bisogna puntare su fonti rinnovabili e pulite che si basino su flussi naturali sempre presenti ed attivi come il sole, il vento, la vegetazione e l'acqua, cioè sul reddito anziché sul capitale energetico che non è ricostituibile. Tali fonti sono differenziate, sicché l'energia disponibile è il prodotto di vari e diversi contributi i quali, tutti insieme, forniscono organicamente il massimo rendimento; flessibili e a contenuto tecnologico relativamente basso; piuttosto facili da impiegare; adeguate alle necessità dell'uso finale, a distribuzione geografica e quindi in scala; compatibili con la qualità fisicochimica dell'energia. Fonti pulite o meglio tecnologie benigne, omologano la disparità tra Nord e Sud, tra mondo industriale e sottosviluppo e sono portatrici di ricchezza, essendo catalizzatrici di usi e costumi moderni troppo abituati allo spreco e al non risparmio. E il nostro "piano energetico alternativo", come fonte primaria tra le fonti benigne individua il risparmio. E risparmio energetico significa eliminazione degli sprechi ed indirizzi culturali e civili per un corretto ed intelligente consumo. Quindi ancora un no deciso al rigido asse carbone-nucleare e un si a un flessibile ventaglio di tutte le fonti energetiche pulite e rinnovabili con l'apporto parziale e controllabile di quelle dannose all'ambiente.

E per i "centri storici"?
Per i centri storici" sono indispensabili interventi organici in grado di restituire alla città antica la sua funzione sociale, umana, civile ed economica. Ma accanto al recupero del patrimonio artistico, che favorisca lo sviluppo del turismo, è fondamentale un recupero della capacità abitativa del centro ed il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie che, insieme a una più oculata sistemazione dei servizi, favorisca anche un reinsediamento di quei cittadini che preferirebbero vivere in quartieri certamente meno moderni, ma senz'altro più umani. Il Centro storico deve divenire il fulcro delle attività culturali di una città e un ruolo impor tante potrebbe essere svolto in tal senso dalle strutture universitarie, eventualmente in esso insediate. Ma bisogna porre la giusta attenzione alla ricostituzione del tessuto viario originale e alla ricomposizione volumetrica e spaziale di particolari ambienti monumentali.

Quali sono attualmente i vostri rapporti con i partiti ed il potere politico?
Statutariamente i GRE costituiscono un" 'associazione autonoma diffusa sull'intero territorio nazionale" Autonoma ed indipendente dalle centrali partitiche, che sostanzialmente si curano ben poco del problema ambientale. La nostra autonomia ci ha consentito, e ci consente, di operare liberamente anche se tra i nostri militanti e dirigenti annoveriamo alcuni sindaci ed assessori comunali e provinciali e di intrattenere scambi di idee con esponenti di partito più sensibili verso le tematiche sociali, che operano lontano dagli schemi ideologici 'liberal-liberisti".
 

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